
So bene che le più elementari leggi della narrazione mi imporrebbero di proseguire là dove ho lasciato un precedente racconto, ricominciando con una frase tipo “una volta sbarcato nel terminal dell’aeroporto dublinese…”. Però ho deciso di tenere ancora alta la suspence, tanto chi sta leggendo queste righe sa benissimo che dall’aeroporto sono uscito e come (altro che Tom Hanks! Nemmeno avessi incontrato Catherine Z. Jones…).
Stasera mi va di raccontare qualcos’altro. Un po’ forse ho perso l’abitudine di scrivere, un po’ sarà anche l’atmosfera dublinese, che per esempio mi fa prendere un bel Nescafé adesso (vedi che c’era un motivo per il titolo! Lo dicevo, io!), alle 8 di sera (le 21 in Italia) e poi la cena dopo, con calma.
Stasera sto da solo, qui a North Circular Road.
Dado è partito stamattina, e non aspetto visite fino a domattina. Ne approfitto per fare il punto di questi primi giorni: positivi e particolari nella loro “semplice normalità”, perché ho ritrovato Dado e siamo finalmente tornati a dividere una stanza come ai bei tempi. E forse anche perché il filo del lavoro è proseguito ininterrotto insieme alle sue note conseguenze (cioè occhi incollati al computer, schiena gobba, pausa sigaretta non più di una volta ogni ora… e via con la traduzione).
Però questa sistemazione mi piace, così come l’appartamento che stiamo dividendo.
Breve descrizione: trattasi di uno studio apartment (la formula chic per definire “monolocale”) posto al pian terreno di un brownstone a 3 piani. È quel tipo di casa tipicamente anglosassone, col giardinetto davanti e il cortile posteriore. Un po’ come quella dei Robinson a Brooklyn per capirci… solo che lì ci viveva solo una famiglia di ricchi afroamericani, e ci riuscivano anche a girare un telefilm; qui invece il proprietario ha diviso la casa in 147 appartamenti piccini e li ha affittati ancora-non-ho-capito-bene-a-chi. Il monolocale che Daniele occupa è grande una quarantina di metri quadrati e affaccia lato strada tramite un grande bovindo. Dentro ci stanno comodi due letti, un buon numero di mobili, un armadio a due ante, il televisore e un tavolo proprio sotto la finestra: e pensare che Dado dentro casa ci tiene anche la bici perché ha paura che nell’atrio gliela freghino! Giusto l’angolo cucina è forse un po’ sacrificato: spesso diventa complicato darsi una mano a cucinare perché lo spazio è piuttosto ristretto.
Per ora mi è sembrato lo spazio giusto per abitarci da soli. In due o in tre cresce la necessità di organizzazione, tanto dei tempi (chi va per primo al cesso, vince!) quanto degli spazi.
Segue elenco di piccole e inutili curiosità, quello che potrei definire il “Forse non tutti sanno che” dedicato all’abitazione che mi ospiterà per le prossime settimane:
- Per tirare l’acqua al gabinetto bisogna seguire una procedura tutta speciale: tirare giù tavoletta e coperchio (il sedile, insomma), afferrare la maniglia dello scarico possibilmente con entrambe le mani e dare un colpo secco e prolungato fino in fondo, tenendo giù la maniglia. Se non si rispetta la procedura scende un rivoletto scarso d’acqua e bisogna trascorrere qualche minuto di sofferenza nei pressi della tazza prima di riprovare da capo.
- Al piano di sopra abitano i polacchi. Uso l’articolo determinativo perché ne ho visti talmente tanti e diversi passare avanti e indietro che secondo me ci abita l’intera popolazione della Repubblica di Polonia. Per ora la convivenza è pacifica e ci si saluta col sorriso, ma Dado ha già riscontrato qualche problema e, proprio mentre scrivo, noto che il volume del vociare si è alzato stasera. Vedremo.
- Dado ha comprato delle coperte favolose, morbide, caldissime, grandi il doppio del necessario così uno ci si può avvolgere dentro fino a soffocare nel sonno.
- Per fumare devo uscire e andare davanti casa, all’aperto. Mi sembra naturale, visto che Dado non fuma e che qui dentro una sigaretta potrebbe ricreare in tre minuti quell’atmosfera di un vicolo londinese in pieno novembre tanto cara a Jack lo Squartatore.
- Il palazzo non è dotato di secchi per l’immondizia, e il camion dei rifiuti passa solo una volta a settimana, il lunedì mattina all’alba. Ergo, la domenica sera tutti i condomini devono portare i propri sacchi fuori, lungo il marciapiede. I netturbini però ritirano soltanto i sacchi dotati di apposita etichetta, che serve a dimostrare che si è pagata la tassa sui rifiuti. Alcuni inquilini tempo fa hanno lasciato fuori dei sacchi senza etichetta: nessuno li ha presi e sono ancora lì. Io e Dado aspettiamo l’arrivo dei topi, poi chiamiamo il pifferaio di Hamlin.
- Il tostapane elettrico e il bollitore elettrico sono due elettrodomestici enormemente sottovalutati: da quando sono qui ne ho fatto un uso incredibile. Solo ieri, che sono rimasto a casa a tradurre quasi tutto il giorno, ho bevuto 3 tazze di Nescafé, una di cioccolato, una di tè, e mi sono mangiato 5/6 toast con marmellata e burro d’arachidi, o con la nutella.
- Vicino all’appartamento di Dado c’è uno sgabuzzino con la lavatrice condominiale. Nello sgabuzzino però manca la corrente elettrica: quindi ogni inquilino che vuole lavare i propri panni si porta appresso una o due prolunghe, di sua proprietà, e avvia il lavaggio. Alla fine ritira (non sempre, quando gli va) i panni lavati e toglie la prolunga. Penso che Dado abbia intenzione, alla prossima riunione di condominio, di proporre il folle acquisto di un’unica prolunga per tutti quanti, la cui spesa potrebbe essere ripartita, con notevole sforzo economico, tra tutti i condomini.
Per ora è tutto direi. Chi ha letto fin qua è autorizzato a esclamare un sonoro: “chi se ne frega!”, o frasi peggiori e più volgari ancora, se crede.
Vado a cucinare il mio mesto pasto solitario.
Alla prossima.
--- Nota tecnica di servizio dedicata a tutti coloro i quali aspettano le mie foto, e me le chiedono anche con una certa piacevole insistenza. Sarò lieto di caricare le foto migliori scattate finora non appena trovo una connessione wireless senza limiti. Mi spiego: qui da casa di Dado mi posso collegare senza particolari problemi, ma il suo contratto prevede un limite mensile di 5 giga di traffico. Mi spiego meglio: se carico troppe foto in un mese consumo una notevole percentuale di banda, il che vuol dire che poi rischio di non collegarmi più, o che Dado deve pagare tariffe extra, questo non mi è chiaro nemmeno a me… Insomma, non mi sono spiegato per niente, lo so. Caricherò poche foto, meno che a NY, e pace. Poi con calma, quando torno, tutti all’Auditorium che fanno una mostra con i miei scatti irlandesi, contenti? ---
Stasera mi va di raccontare qualcos’altro. Un po’ forse ho perso l’abitudine di scrivere, un po’ sarà anche l’atmosfera dublinese, che per esempio mi fa prendere un bel Nescafé adesso (vedi che c’era un motivo per il titolo! Lo dicevo, io!), alle 8 di sera (le 21 in Italia) e poi la cena dopo, con calma.
Stasera sto da solo, qui a North Circular Road.
Dado è partito stamattina, e non aspetto visite fino a domattina. Ne approfitto per fare il punto di questi primi giorni: positivi e particolari nella loro “semplice normalità”, perché ho ritrovato Dado e siamo finalmente tornati a dividere una stanza come ai bei tempi. E forse anche perché il filo del lavoro è proseguito ininterrotto insieme alle sue note conseguenze (cioè occhi incollati al computer, schiena gobba, pausa sigaretta non più di una volta ogni ora… e via con la traduzione).
Però questa sistemazione mi piace, così come l’appartamento che stiamo dividendo.
Breve descrizione: trattasi di uno studio apartment (la formula chic per definire “monolocale”) posto al pian terreno di un brownstone a 3 piani. È quel tipo di casa tipicamente anglosassone, col giardinetto davanti e il cortile posteriore. Un po’ come quella dei Robinson a Brooklyn per capirci… solo che lì ci viveva solo una famiglia di ricchi afroamericani, e ci riuscivano anche a girare un telefilm; qui invece il proprietario ha diviso la casa in 147 appartamenti piccini e li ha affittati ancora-non-ho-capito-bene-a-chi. Il monolocale che Daniele occupa è grande una quarantina di metri quadrati e affaccia lato strada tramite un grande bovindo. Dentro ci stanno comodi due letti, un buon numero di mobili, un armadio a due ante, il televisore e un tavolo proprio sotto la finestra: e pensare che Dado dentro casa ci tiene anche la bici perché ha paura che nell’atrio gliela freghino! Giusto l’angolo cucina è forse un po’ sacrificato: spesso diventa complicato darsi una mano a cucinare perché lo spazio è piuttosto ristretto.
Per ora mi è sembrato lo spazio giusto per abitarci da soli. In due o in tre cresce la necessità di organizzazione, tanto dei tempi (chi va per primo al cesso, vince!) quanto degli spazi.
Segue elenco di piccole e inutili curiosità, quello che potrei definire il “Forse non tutti sanno che” dedicato all’abitazione che mi ospiterà per le prossime settimane:
- Per tirare l’acqua al gabinetto bisogna seguire una procedura tutta speciale: tirare giù tavoletta e coperchio (il sedile, insomma), afferrare la maniglia dello scarico possibilmente con entrambe le mani e dare un colpo secco e prolungato fino in fondo, tenendo giù la maniglia. Se non si rispetta la procedura scende un rivoletto scarso d’acqua e bisogna trascorrere qualche minuto di sofferenza nei pressi della tazza prima di riprovare da capo.
- Al piano di sopra abitano i polacchi. Uso l’articolo determinativo perché ne ho visti talmente tanti e diversi passare avanti e indietro che secondo me ci abita l’intera popolazione della Repubblica di Polonia. Per ora la convivenza è pacifica e ci si saluta col sorriso, ma Dado ha già riscontrato qualche problema e, proprio mentre scrivo, noto che il volume del vociare si è alzato stasera. Vedremo.
- Dado ha comprato delle coperte favolose, morbide, caldissime, grandi il doppio del necessario così uno ci si può avvolgere dentro fino a soffocare nel sonno.
- Per fumare devo uscire e andare davanti casa, all’aperto. Mi sembra naturale, visto che Dado non fuma e che qui dentro una sigaretta potrebbe ricreare in tre minuti quell’atmosfera di un vicolo londinese in pieno novembre tanto cara a Jack lo Squartatore.
- Il palazzo non è dotato di secchi per l’immondizia, e il camion dei rifiuti passa solo una volta a settimana, il lunedì mattina all’alba. Ergo, la domenica sera tutti i condomini devono portare i propri sacchi fuori, lungo il marciapiede. I netturbini però ritirano soltanto i sacchi dotati di apposita etichetta, che serve a dimostrare che si è pagata la tassa sui rifiuti. Alcuni inquilini tempo fa hanno lasciato fuori dei sacchi senza etichetta: nessuno li ha presi e sono ancora lì. Io e Dado aspettiamo l’arrivo dei topi, poi chiamiamo il pifferaio di Hamlin.
- Il tostapane elettrico e il bollitore elettrico sono due elettrodomestici enormemente sottovalutati: da quando sono qui ne ho fatto un uso incredibile. Solo ieri, che sono rimasto a casa a tradurre quasi tutto il giorno, ho bevuto 3 tazze di Nescafé, una di cioccolato, una di tè, e mi sono mangiato 5/6 toast con marmellata e burro d’arachidi, o con la nutella.
- Vicino all’appartamento di Dado c’è uno sgabuzzino con la lavatrice condominiale. Nello sgabuzzino però manca la corrente elettrica: quindi ogni inquilino che vuole lavare i propri panni si porta appresso una o due prolunghe, di sua proprietà, e avvia il lavaggio. Alla fine ritira (non sempre, quando gli va) i panni lavati e toglie la prolunga. Penso che Dado abbia intenzione, alla prossima riunione di condominio, di proporre il folle acquisto di un’unica prolunga per tutti quanti, la cui spesa potrebbe essere ripartita, con notevole sforzo economico, tra tutti i condomini.
Per ora è tutto direi. Chi ha letto fin qua è autorizzato a esclamare un sonoro: “chi se ne frega!”, o frasi peggiori e più volgari ancora, se crede.
Vado a cucinare il mio mesto pasto solitario.
Alla prossima.
--- Nota tecnica di servizio dedicata a tutti coloro i quali aspettano le mie foto, e me le chiedono anche con una certa piacevole insistenza. Sarò lieto di caricare le foto migliori scattate finora non appena trovo una connessione wireless senza limiti. Mi spiego: qui da casa di Dado mi posso collegare senza particolari problemi, ma il suo contratto prevede un limite mensile di 5 giga di traffico. Mi spiego meglio: se carico troppe foto in un mese consumo una notevole percentuale di banda, il che vuol dire che poi rischio di non collegarmi più, o che Dado deve pagare tariffe extra, questo non mi è chiaro nemmeno a me… Insomma, non mi sono spiegato per niente, lo so. Caricherò poche foto, meno che a NY, e pace. Poi con calma, quando torno, tutti all’Auditorium che fanno una mostra con i miei scatti irlandesi, contenti? ---








