lunedì 8 ottobre 2007

...è un gioco per marziani!

La stranezza di tutto questo insieme di regole strambe si rivela infine, nel suo pieno folle splendore, durante la prima partita, contro il temibile team “Server 3” (non una squadra di robot come il nome lascerebbe immaginare, ma semplici dipendenti ispirati dal nome del reparto presso cui lavorano). Palla al centro e via: iniziamo a subire un gol dopo l’altro, a intervalli più o meno regolari. La confusione generata dal gioco di sponda contro le pareti del campo non è semplice da raccontare, ancor più difficile era trovarcisi in mezzo. Già la nostra squadra è scesa oggi in campo per la prima volta in assoluto, con evidenti limiti fisici e di amalgama: insomma, proviamo a passarci il pallone e quasi sempre lo recapitiamo a un qualche roscione avversario. Poi interviene l’abitudine ormai consumata da anni e anni di partite e calcio guardato in tv. Di solito, quando un giocatore avversario tira fortissimo verso la porta e il pallone finisce distante dal palo di almeno tre metri, per me è fallo di fondo, posso riprendere fiato e risistemarmi in campo, non curandomi degli avversari: qui invece il pallone rimbalza in campo, si continua a giocare, e gli avversari di cui non mi sono preoccupato possono riprendere palla e segnare con facilità. Quando anche recuperiamo palla, poi, e proviamo lanciare la nostra punta di diamante, Fausta, verso la porta avversaria, l’arbitro ci fischia sempre punizione contro: i lanci sono proibiti.

Giocare così è realmente frustrante e poco divertente: è di certo una questione di abitudine, però non capisco il senso di questo sport, troppo simile allo squash e all’hockey e molto diverso dal football. Dulcis in fundo, senza le normali rimesse in gioco, la partita è frenetica e ininterrotta: si va avanti per dieci minuti senza tirare il fiato nemmeno un secondo, continuando a inseguire la palla impazzita che schizza di qua e di là in modo caotico.
Io e Dado poi riusciamo a renderci protagonisti assoluti del match, nel male ahinoi. Durante il mio turno in porta creiamo dal nulla due splendidi autogol! In particolare il secondo mette a nudo tutta la confusione del momento: ci tiriamo praticamente il pallone uno addosso all’altro per quattro volte, senza avversari che ci pressino da vicino, finché il pallone mi passa lento fra le gambe e scivola via, verso la rete. Deciso ad evitare la figuraccia, provo anche a salvare, tuffandomi all’indietro come una stella del nuoto sincronizzato, ma non ottengo nient’altro che uno stiramento al tricipite destro che mi costringerà ad assumere una posizione à la Napoleone per tutto il resto della giornata. Muslera è un campione, se paragonato a me.
Sul 5-0 per gli altri, il più esperto/anziano della squadra, il capitano Paolo, decide di essersi rotto le scatole: si fa battere il pallone, avanza di un metro verso la porta e tira, molto semplicemente. La sua linearità paga, e realizza in questo modo l’unica rete del nostro torneo.
Sfiduciato dal 6-1 finale (in appena 10 minuti, equivale a un gol subito ogni minuto e 40 secondi!), con un braccio fuori uso e poco fiato rimasto, mi accascio fuori dal campo e rinuncio anche a fumare la mia celebre sigaretta di fine match.

[breve excursus: già leggendo i commenti lasciati al precedente post, è facile capire come fin troppi dei nostri presunti “tifosi” avessero dato da subito per scontata la nostra sconfitta finale. Non è forse così, “sostenitrici” di casa Mazzoni?]

Il secondo match (contro una squadra di cui ora mi sfugge il nome) parte all'insegna dello sconforto accumulato nella gara precedente. E dal momento che la partita dura appena dieci minuti, non c'è nemmeno tempo per riprendersi che subito siamo sotto di qualche gol. L'inserimento di un portiere fisso e dotato di appositi guanti (nonché di una certa abilità) non sortisce purtroppo l'effetto desiderato: certo, il povero Francesco limita i danni come può, tuffandosi molto meglio di quanto non abbia fatto io, ma la nostra manovra è sempre più asfittica. Gli avversari passeggiano sulle macerie ancora fumanti della nostra squadra, non si degnano nemmeno di giocare duro o pressare stretto, tanto siamo inconsistenti.
Il pallottoliere impazzisce e a fine partita nessuno sa dire quanti gol abbiamo incassato, senza segnarne nessuno. Entrati negli spogliatoi, troviamo il perfetto capro espiatorio e non rinunciamo alla più sterile delle polemiche: che regole assurde! Solo gli irlandesi potevano concepire un regolamento così sconclusionato! La natura intrinseca del nostro gioco all'italiana, ma se vogliamo del concetto stesso di football, ne è uscita profondamente stravolta e massacrata.
La discussione prosegue sotto le docce e poi nel parcheggio. Forse il fair-play imporrebbe di rimanere lì a guardare come finisce questo improbabile torneo. Ma ormai siamo troppo delusi e provati (psicologicamente, non fisicamente) per poter restare lì, col sorriso sulle labbra, anche solo per un'altra mezzora; così ci rincamminiamo lentamente verso la Luas, il tram che ci porta in città.

Forse la prossima volta andrà meglio, forse sarebbe opportuno leggere tutte le regole e chiedere preventive spiegazioni quando non si capisce qualcosa... e forse un po' di allenamento ogni tanto non farebbe male.

4 commenti:

Unknown ha detto...

Ma che razza di gioco è? A parte il piccolo Muslera che è una sega, anche voi non scherzate, ma a calcio/etto/otto. Non a a Viva il Parroco! Speravo che su questo blog tu raccontassi anche di Dublino, dell'Irlanda, di quello che provi. Vabbeh, sarà per un'altra volta. Intanto continuo a sentirmi Donnie Darko, Marie Antoinette, Neon Bible, etc.

Unknown ha detto...

Un resoconto perfetto, grazie Mauri, cosí non ci dimenticheremo mai di questa figuraccia...

@Papo: noi qui a Dublino ci stiamo vivendo, non siamo mica turisti, aho!

Filippo ha detto...

Cacchio Mauri capisco la difficoltà di adattamento però un italiano che si rispetti vista la mala parata al primo contrasto si rotolava per terra 7 minuti e limitava i danni :-)

Morris F. ha detto...

Quanto ho pensato a Sir Fil, il grande maestro Jedi, esperto nella tecnica della simulazione e dell'innervosire il nemico tenendo palla sul calcio d'angolo... Purtroppo il calcio d'angolo a questo gioco non esisteva, e l'arbitro non fischiava nemmeno i contatti veri, figurati quelli simulati!
Proprio un altro gioco