Il giorno del tanto atteso torneo aziendale è finalmente arrivato.
Parlo del torneo di calcetto, 5 vs 5, fra dipendenti dell’IBM, autorizzati ad allargare l’invito a personaggi esterni (ecco perché partecipo anche io).
Per la verità, le regole inoltratemi via email hanno creato più dubbi che certezze: a fianco di alcune norme “simpatiche” (i gol segnati dalle ragazze, per esempio, valgono doppio), sono elencate delle limitazioni in apparenza assurde. Il portiere, per esempio, potrà rilanciare il pallone solamente rasoterra e non oltre la metà campo. La sede designata per lo svolgimento del torneo è un “favoloso” impianto sportivo a 40 minuti di tram dal centro di Dublino, nel poco-ridente sobborgo di Tallaght (leggi Tàllah). Dal capolinea del tram poi ci sono altri 25 minuti a piedi per strade un po’ sperdute, circondate da concessionari di automobili e grosse società dislocate in periferia – tutte ovviamente chiuse di sabato mattina.
Fra i nostri compagni di squadra c'è anche Fausta, l’amica di Dado che, da quando sono qui, ci ha già invitato un paio di volte per delle serate (compresa la cena di giovedì e il party di questa sera). Fausta sa giocare a calcetto, partecipa a sua volta a un torneo femminile interaziendale, ed è stata convocata per trarre massimo profitto dalla regola del gol che vale doppio quando segnato da una donna.
Raggiungiamo gli altri componenti della squadra, tutti dipendenti IBM amici di Dado. Chi in Italia ha avuto modo di entrare in un circolo con campi di calcetto non potrebbe fare altro che sorridere se mai avesse la ventura di entrare all'Astropark di Tallaght: lungo un angusto passaggio sono collocati una decina di piccoli campi da hockey su prato, con porte alte un metro nemmeno da hockey su prato e circondati da una gabbia, una vera gabbia di ferro pesante e rumoroso quando la palla sbatte. All’interno, per proteggere della gabbia, i geni che hanno costruito questi campi (di concentramento?) sportivi hanno installato tutto un muro di compensato pesante, alto un metro e mezzo da terra, contro il quale la palla rimbalza e i giocatori possono schiantarsi molto rischiosamente. Completano il quadro degli spogliatoi poco accoglienti e per nulla puliti, con armadietti di sicurezza (costo chiave: 50 centesimi – se per caso lasci qualcosa fuori e riapri l’armadietto per infilare quanto dimenticato… sono altri 50 centesimi; io ovviamente ci sono cascato!).
Va beh, l’importante è divertirsi, no? Il tabellone ci mostra il nostro girone: altre tre squadre, partite alle 12, poi alle 12.24 e alle 12.36! Partite di 10 minuti ciascuna! Chissà perché… Raduniamo la squadra: probabilmente visti da fuori non diamo l’impressione di un gruppo affiatato e combattivo. C’è chi fuma (io e non solo), chi nonostante l’impeccabile divisa della Reggina continua a protestare la propria incapacità e la volontà di non giocare, e così via.
Il nome della nostra squadra d’altronde lascia poco spazio alla seriosità: siamo gli “Everybody Else”, in italiano sarebbe “Tutti Gli Altri”, e sorvolerò sulle molte battute fatte da arbitro e avversari.
La prima partita viene subito annullata, gli avversari non si sono presentati e vinciamo a tavolino (dicesi “walkover”, e così almeno imparo una nuova espressione inglese).
Abbiamo così modo di respirare un po’ l’atmosfera del torneo. Squadre agguerrite di giovani dalla faccia agguerritissima, quelli più preparati hanno tutti la stessa divisa e in campo applicano schemi efficaci. Un paio di team irlandesi, un’altra squadra italiana (loro bravi, a differenza di noi) e molte squadre dell’est europeo.
Guardando una partita poi riusciamo finalmente a intuire la maggior parte delle regole che non avevamo capito. Il muretto di compensato fa parte del gioco a tutti gli effetti, sono aboliti insomma il 70% dei falli laterali e delle rimesse dal fondo: il pallone è quasi sempre in gioco e vale il battimuro! Se invece il pallone sbatte contro la gabbia, quindi sopra una certa altezza, l’arbitro fischia punizione, e ogni tot fischi la punizione può essere battuta dal limite dell’area. Viene fischiata punizione anche quando si lancia il pallone senza tenerlo rasoterra, quindi niente rilanci, pallonetti o cross! Infine, ciliegina sulla schifosa torta, sono consentiti la maggior parte dei contatti fisici, corretti e meno.
Credo di aver giocato con regole simili soltanto una volta, in una parrocchia, quando avevo 5 anni.
La stranezza di tutto questo insieme di regole strambe si rivela infine, nel suo pieno folle splendore, durante la prima partita, contro il temibile team “Server 3”...
(continua)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)







2 commenti:
Ciao: sono sempre qui (da canticchiare sul noto motivetto!)Allora ho capito tutto: con regole "serie" avreste fatto ben altra figura, da "campioni del mondo" quali siamo. L'importante è che vi siate divertiti...o no? De Coubertin insegna. Mum
ma no!! L'imoportante era vincere! e voi non lo avete fatto!! Era importante soporattutto per dado, che avrebbe dimostrato a tutti i colleghi la sua italica superiorità! e invece....mannaggia! E comunque, come ho già fatto notare, avevo ragione io, quando a Lavinio, in garage, vi dicevo che nn si dovevano tirare i palloni alti....
Posta un commento