Guess the dreams always end
They don't rise up - just descend
But I don't care anymore
I've lost the will to want more
Insight, 1979

Scrivo di getto queste righe, subito dopo essere stato a vedere Control, film sulla vita (e sul suicidio) di Ian Curtis, cantante dei Joy Division, impiccatosi nel maggio del 1980, poco prima di prendere il volo per gli USA per il primo grande tour internazionale della band.
Sono andato al cinema da solo: è stato un insieme di circostanze a determinare questa andata solitaria, ma in fondo è stato giusto così. I Joy Division si ascoltano e si amano in solitudine; e poi sono il solo, tra le persone che conosco, che possiede un disco dei Joy Division o che li ascolti con una certa regolarità. E sono stati un gruppo "deprimente", a giudizio di moltissimi, che cantava situazioni di isolamento (isolation) e di straniamento (I rember nothing): una band tutta centrata intorno alla personalità del suo leader.
La cosa che mi è più piaciuta del film è l'essenzialità, la scarna linearità con la quale racconta una vita lineare e scarna, una discesa nel baratro rapidissima (6 anni) e inarrestabile; il film si astiene dal presentare la morte di Curtis come il classico smarrimento della rockstar, celebre e lontana, vittima del suo successo.
I Joy Division hanno conosciuto un successo piuttosto limitato all'inizio, tutti i membri della band cercavano di tenere in piedi un altro lavoro per poter campare.
Lo stesso Curtis si sposa giovanissimo con Debbie (il film prende spunto dal libro scritto dalla moglie, "Touching from a distance") e da lei riceve subito un figlio: per tirare avanti lavora all'ufficio di collocamento del piccolo sobborgo di Manchester in cui è nato e cresciuto.
Non ci sono droghe nel film, nessun eccesso tipico di idoli glam e impaccati di soldi. Vite troppo normali, arricchite forse solo dalla musica essenziale e rivoluzionaria suonata la sera in piccole sale concerti di periferia; il successo e i riconoscimenti arrivarono dopo, troppo tardi. Oltre a nicotina e qualche birra post-concerto, le uniche sostanze sempre presenti nella vita di Curtis sono le medicine, prese nel disperato tentativo di arginare l'epilessia, malattia sacra forse ma dal terribile impatto sulla fragile stabilità del cantante.
Una famiglia da sfamare, un doppio lavoro, una band potenzialmente importantissima ma che deve ancora sfondare. La situazione precipita: lo stesso Ian confessa al proprio discografico di non sentirsi più in grado di andare avanti, di non avere più energie per proseguire. Intanto la sua vita coniugale stava andando a rotoli: abbandona la moglie per una giovane giornalista belga. Con nessuna delle due donne stabilisce una comunicazione, anzi: più si sforza di parlare con entrambe, pià si stanca e si isola. Un processo di svuotamento che si completa in modo tragico e in fondo prevedibile.
Nessun "tentato" suicidio. Ci prova e ci riesce subito, alla prima botta. Si impicca nella cucina di casa, la moglie lo trova e urla. Tragico e ancora una volta lineare, scarno.
Un film drammatico, ben girato (in un freddo bianco e nero) dall'unica persona moralmente "autorizzata" a farlo: Anton Corbijn, al suo esordio in un lungometraggio, è stato anche luno dei pochissimi a scattare foto del gruppo (e a realizzare il video di "Atmosphere" 8 anni dopo la morte di Ian). I Joy Division sono sempre stati piuttosto restii a comunicare attraverso i mass media. Corbijn è in realtà un fotografo, anche piuttosto celebre per il lavoro insieme a gruppi rock come U2, Depeche Mode e Killers: la fotografia del film, inutile dirlo, è praticamente perfetta, e ogni inquadratura vive di precisione e bellezza.
Non so se questo film verrà distribuito in Italia, però credo che sarebbe un peccato se non dovesse accadere. Ovviamente non può essere promosso come "il film sui Joy Division", perché lo andremmo a (ri)vedere in pochi: proporlo come un bel film drammatico "made in UK" e ben accolto sia negli USA che a Cannes potrebbe togliere dal film le strette virgolette della raccomandazione "per appassionati di musica post-punk fine anni '70" e regalargli la giusta dimensione di "biografia drammatica" di un personaggio interessante e sconvolgente.
- il film secondo il sito Joy Division Central -
- link a una recensione migliore della mia (A.O.Scott sul New York Times) -
- la storia del gruppo sul sito del fratello di Valeria -







6 commenti:
Non c'é dubbio, sai proprio scrivere bene! Fai venir voglia di andare a vedere un film che non avevo alcuna voglia di andare a vedere!
Conosco anch'io i (pochissimi) dischi dei Joy Division (ovviamente sai perché si chiamavano così). Magari non tutti sanno che fossero un punto di riferimento per gli Smiths e per Morrissey in particolare. Molti sostengono che la particolare forma di epilessia (molto degenerativa) non sia stata estranea al suicidio. Io, però, non andrei a vedere il film da solo, mi prenderebbe di sicuro un attacco di depressione grave!
I see your face still in my window,
Torments yet calms, won't set me free,
Something must break now,
This life isn't mine,
Something must break now,
Wait for the time,
Something must break...
someting.must.breal
andrei volentieri stasera a guardarlo
da sola.come piace a me..
in questa sera umida di nebbia appicicosa non mi viene in mente niente meglio da fare..
tanto vale deprimersi con un buon film..
ieri ho avuto sto flash.e nemmeno sapevo che eri in irlanda..
alla fine avevo un account gmail.. ma l'avevo dimenticato :S
preferisco scriverti qui :)
ti lascio un bacio :*
Mi mancava "leggerti", così.
Bel post.
Bonne nuit.
V.
Ciao Maurizio...devo dire che Vittoria mi aveva accennato che avessi una spiccata propensione nella scrittura, ma non pensavo fino a questo punto!
Cmq ho scoperto che molto probabilmente il film non arriverà mai in Italia.....e ciò mi dispiace molto...anche dopo aver letto la tua fantastica recensione!
Mi toccherà violare qualche legge sul copyright!
Cmq secondo me devi buttarti nel mondo delle recensioni o musicali o cinematografiche.... su molti giornali mi sembra sempre che dall'altra parte della penna ci sia un cane raccomandato!
Rock and roll
Gianluca
..."la fotografia del film, inutile dirlo, è praticamente perfetta, e ogni inquadratura vive di precisione e bellezza"...torno ora dal cinema, e non avrei potuto trovare parole migliori delle tue per descrivere questo piccolo, asciutto ed essenziale capolavoro!!!Continua a scrivere così Morris...non smettere mai a prescindere dalla tua, cito verbatim, "non costanza"; un talento il tuo che merita di essere coltivato!
una emerita sconosciuta...
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